Supercoppa 2019

Supercoppa 2019: finale in Arabia Saudita, i motivi della scelta

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La Supercoppa 2019 si giocherà a Gedda, seconda città più grande dell’Arabia Saudita dopo la capitale Riad. Ancora una volta, dunque, come già avvenuto in passato, la finale tutta italiana, quest’anno tra Juventus e Milan, verrà disputata all’estero. Si tratta di una circostanza che ha causato dissensi e malumori in molti appassionati di calcio, addetti ai lavori ed esponenti politici.

Washington, New Jersey, Tripoli, Pechino, Doha, Shangai: dal 1988, anno in cui fu introdotta la Supercoppa italiana, sono tanti i casi in cui uno stadio italiano non ha fatto da cornice a tale competizione. La finale di Gedda, dunque, non è certamente un caso isolato. Tuttavia, negli ultimi giorni è montata la polemica.

Supercoppa italiana: le ragioni della polemica

Supercoppa 2019

Stando alle regole rese note dalla biglietteria on-line, in occasione della Supercoppa 2019, le donne non potranno accedere ad alcuni settori del King Abdullah Sports City Stadium, in quanto destinati a soli uomini. Sarà invece loro concesso di assistere alla gara tra Milan e Juventus solo negli spazi riservati alle famiglie, esclusivamente se accompagnate da un uomo. Un precetto che confligge fortemente con i diritti delle donne e che ha immediatamente provocato forti (e ipocrite) reazioni, soprattutto nel mondo della politica. Dure, ad esempio, le parole di Giorgia Meloni: “La Federcalcio blocchi subito questo schifo dei biglietti, non si può giocare in un Paese che discrimina le donne”. Sulla stessa linea anche Matteo Salvini: “L’Arabia Saudita è un paese retrogrado, illiberale e non merita il marchio storico di Juve, Milan e dell’Italia”.

Ciononostante la Lega di Serie A rivendica, con riguardo alla Supercoppa 2019, una scelta in linea con la politica italiana dei rapporti economici e diplomatici. L’Arabia Saudita, infatti, è ad oggi il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale. L’Italia è addirittura il secondo paese fornitore dell’Arabia Saudita nell’Unione Europea dopo la Germania, e l’ottavo al mondo. Tuttavia, resta comunque il Paese della segregazione dei sessi e del sistema della “tutela”. I ‘guardiani’ delle saudite sono i padri, i mariti, i fratelli che devono dare loro il permesso anche per studiare o viaggiare. Il regime wahhabita, una versione dell’Islam particolarmente feroce nei confronti dei diritti delle donne, è fortemente radicato nell’intero paese. E ciò è inevitabilmente motivo di indignazione e contrasto.

Perché la Supercoppa italiana si gioca in Arabia Saudita?

Supercoppa 2019

La scelta della Lega di far disputare a Gedda la Supercoppa 2019 è dettata soprattutto, se non interamente, da ragioni di business. Il governo dell’Arabia Saudita, infatti, ha versato ben 21 milioni nelle casse della Serie A per assicurarsi il big match tra Juventus e Milan, più altre due edizioni della Supercoppa italiana. Le due finaliste a loro volta guadagneranno 7 milioni da dividersi. Come riportato da Il Fatto Quotidiano, inoltre, sulla decisione peserebbe anche l’accordo da 2,9 miliardi tra il governo saudita e le Ferrovie dello Stato per la realizzazione della metropolitana di Ryad.

Bisogna, poi, prendere in considerazione anche i forti legami commerciali tra Arabia e Italia, con la Supercoppa che è da sempre considerata come occasione per promuovere il brand del calcio nostrano nel mondo. Interessi economici e rapporti diplomatici, dunque, che prendono il sopravvento. Tutto ciò, ovviamente, in barba anche al caso Kashoggi che ha scosso il mondo intero: l’omicidio del giornalista dissidente avvenuto nel consolato saudita ad Istanbul. E senza alcuna considerazione della sanguinosissima guerra in Yemen portata avanti dal governo saudita.

Va comunque sottolineato come, ad oggi, l’opinione pubblica si sollevi contro il match di Supercoppa 2019 a Gedda, quando rapporti commerciali e industriali con l’Arabia Saudita e con il governo del Paese sono costanti ed esistono da anni. Anche il calcio, dunque, ha ceduto al “dio denaro”, ma questa non è sicuramente una novità.

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