Serie C italiana: il campionato della vergogna

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La Serie C italiana è nel caos più totale. Lo scorso weekend si è scritta un’altra triste pagina del calcio nostrano. L’ennesima che ha come palcoscenico la terza divisione, divenuta ormai un campo minato per le società calcistiche. Si gioca con la passione di milioni di tifosi, vittime indiscutibili di un sistema marcio e farlocco. I debiti della maggior parte dei club di Serie C sono pari al 90 % circa del fatturato. Le regole così come sono non funzionano e chi investe in una stagione può arrivare a perdere anche più di un milione di euro. Insomma, l’ultimo gradino del professionismo del calcio italiano è in piena crisi. Servono riforme e cambiamenti immediati, altrimenti l’intero sistema rischia di collassare su se stesso.

PRO PIACENZA, MATERA E CASI ANALOGHI

Serie C italiana

I numeri del Report Figc 2018 sono stati impietosi: oltre 150 i club scomparsi e 113 quelli non ammessi al campionato dal 1986 a oggi. Solo nelle ultime sei stagioni sono 33 le società fallite. Gli ultimi casi, in ordine di tempo, riguardano squadre di importante blasone come Pro Piacenza, con più di cento anni di storia alle spalle, e Matera, nell’anno in cui la cittadina lucana diventa Capitale europea della cultura. Altri club, come Lucchese e Cuneo, stanno faticando a mantenersi in vita e potrebbero capitolare da un momento all’altro. Società che, nonostante situazioni complicate a livello economico, ottengono comunque il nulla osta per l’iscrizione, salvo poi affrontare un campionato senza le risorse necessarie.

Intanto, i vertici amministrativi ricorrono sempre più allo strumento della penalizzazione in classifica: in totale 11 squadre con il segno meno nei tre gironi. I punti tolti dai tribunali sportivi negli ultimi sei campionati stanno per toccare quota 400. Insomma, nella Serie C italiana stanno succedendo cose deprecabili e ingiustificabili a livello professionistico. Se la Serie A sembra in forte e progressiva ascesa, il calcio di provincia, quello delle serie minori, nasconde invece situazione drammatiche e incresciose. Un intervento è disperatamente necessario. I club chiedono una nuova governance federale che avvii un sistema di norme che diano certezze e garanzie a chi decide d’investire nel calcio: una riforma dei campionati che renda sostenibile la Serie C italiana.

LE SOLUZIONI ALLA CRISI DELLA SERIE C

Serie C italiana

Dunque, è necessario un cambiamento sostanziale e radicale del sistema normativo-organizzativo che regge la Serie C. Devono essere riviste tante cose, dal numero delle società, che deve essere assolutamente ridotto, alle regolamentazioni bancarie, che necessitano di una nuova disciplina. In particolare, il programma di Gabriele Gravina, attuale Presidente della Fgic, prevede per la Serie C italiana il passaggio dallo status di campionato professionistico a campionato semi-professionistico, abbattendo di conseguenza gran parte dei costi e delle spese gravanti sulle società di terza divisione.

Una soluzione alla crisi della Serie C italiana è rappresentata sicuramente da controlli preventivi ferrei e rigidi che riescano ad escludere prima dell’inizio del campionato i club insolventi. Il problema restano, sotto questo punto di vista, le fideiussioni farlocche o fantasma che provengono dall’Est Europa e da fantomatiche assicurazioni. Emblematico il caso estivo della Finworld. Inoltre, è da sottolineare che in serie C l’unico introito al netto delle spese resta quello del botteghino, sempre più scarso a parte qualche eccezione, e di certo non aiutano né lo spezzatino delle partite, con date e orari assurdi, né gli impianti. Anche l’aspetto culturale, infine, non è da sottovalutare. Il modello britannico è lontano anni luce. Più che una (brutta) copia serve allora un progetto serio e lungimirante. Che si agisca in fretta, la Serie C italiana è ormai sulla graticola.

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