Plusvalenze fittizie

Plusvalenze fittizie nel calcio: il perché di un fenomeno in crescita

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Le plusvalenze fittizie nel calcio rappresentano sicuramente un fenomeno in costante crescita. Con il termine plusvalenza si fa riferimento, in ambito economico, alla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita in relazione ad un determino bene. In questo caso il riferimento è ovviamente diretto al valore dei calciatori. Tuttavia, a volte questo normale meccanismo, fondamentale per l’andamento e, in alcuni casi la sopravvivenza, di una società di calcio, viene utilizzato in maniera distorta. Si parla, allora, di plusvalenze fittizie.

A COSA SERVONO LE PLUSVALENZE FITTIZIE NEL CALCIO?

Diverse sessioni di calciomercato, negli ultimi anni, si sono caratterizzate per scelte subdole di alcuni club italiani. Ossia, cedere dei giocatori giovani o ai margini della rosa, ma anche già affermati e nel giro della prima squadra, a cifre superiori a quello che sembra essere il loro reale valore. Tutto ciò per venire incontro alle esigenze di bilancio. Ovviamente si tratta di una pratica illecita, ma utilizzata ormai da tempo nel torbido mondo del calcio. Le società si sono trasformate in vere e proprie aziende. Alcune delle quali sono persino quotate in borsa. I club anno fatturati di centinaia di milioni di euro, con allenatori e giocatori che ricevono compensi stratosferici. Sistemare i conti ed essere in regola con i parametri economici imposti dai vertici è diventato fondamentale nell’epoca del fair play finanziario.

Per capire il meccanismo delle plusvalenze fittizie possiamo prendere in considerazione un esempio. Una società di calcio sta per chiudere il bilancio con una perdita di 20 milioni di euro e non ha nessuna intenzione di versare quei soldi, né tantomeno intende privarsi dei suoi calciatori migliori. Ricorre così alla plusvalenza fittizia. Prende un giocatore della sua primavera (o un rincalzo che non rientra nei progetti futuri) e lo cede a un’altra società, non per il suo reale valore (supponiamo 1 milione) ma per un valore arbitrariamente “gonfiato” (poniamo 20 milioni). In questo modo, il bilancio va a posto. infatti, quando un giocatore viene venduto, il guadagno derivante dalla sua cessione si iscrive, tutto ed una volta sola, nel bilancio in cui l’operazione è stata realizzata. Le plusvalenze fittizie permettono di sanare, in parte o totalmente, le perdite accumulate durante l’esercizio fiscale. Il tutto, nell’attesa di un serio intervento legislativo di contrasto.

CHI PRATICA LE PLUSVALENZE FITTIZIE NEL CALCIO?

Plusvalenze fittizie

La questione è tornata di moda ultimamente grazie alle marachelle finanziarie di molteplici club. Spesso, tuttavia, il discorso è puramente etico. L’Uefa e la Fifa, garantendo il libero mercato dei cartellini, non hanno modo di verificare irregolarità se tre soggetti (due club e un calciatore) sono d’accordo a lavorare in un certo (ambiguo) modo. È proprio sull’impossibilità di definire un criterio incontestabile, per definire “gonfiata” una plusvalenza, che si fonda la possibilità delle società di alzare le valutazioni dei propri giocatori. Ovviamente, per venire incontro alle richieste della Uefa o per competere ad alto livello in Europa.

Si tratta di un meccanismo che, in realtà, ha delle radici non recentissime. Utilizzato in maniera molto frequente già negli anni ’90 e agli inizi degli anni 2000. I casi sono molteplici. Basti pensare che il Chievo Verona (deferito per il comportamento reiterato) ha realizzato dal 2015 ad oggi 23 milioni di plusvalenza soltanto grazie alle cessioni effettuate in favore del Cesena di giovanissimi calciatori. L’Inter, ancora, ha ceduto ragazzi nemmeno maggiorenni a peso d’oro. Bettella per 7 milioni all’Atalanta, Gravillon per 4 milioni al Benevento, il portiere Radu e il terzino Valietti per 14 milioni al Genoa, e tantissimi altri. Negli ultimi anni abbiamo visto viaggiare dalla Capitale verso Sassuolo i giovani Mazzitelli (3,5 milioni), Pellegrini (1,5 milioni), Ricci (3 milioni), Marchizza (3 milioni) e Frattesi (5 milioni). Questi ultimi tre nel rush finale del giugno scorso per racimolare le plusvalenze richieste dalla Uefa.

LE PLUSVALENZE DELLA JUVENTUS, UN GIUSTO CLAMORE?

Plusvalenze fittizie

Negli ultimi mesi hanno fatto discutere le cessioni operate dalla Juventus. Effettuate gonfiando il valore dei propri tesserati. Sturaro per 18 milioni al Genoa, Mandragora per 20 milioni all’Udinese e alla stessa cifra Audero alla Sampdoria, Orsolini per 14 milioni al Bologna, Cerri per 9 milioni al Cagliari. Non si tratta propriamente di calciatori sconosciuti o minorenni. Tuttavia i media e i tifosi italiani hanno gridato comunque allo scandalo. Niente di nuovo. Sicuramente nessuna novità se si pensa che nell’ormai lontano 2009 Acquafresca passava dall’Inter al Genoa per 15 milioni di euro. In quegli anni Modric ed Eto’o si trasferivano a 20 milioni. E Merkel e Odumadi nel 2011 passavano dal Milan al Grifone per quasi 20 milioni di euro. All’estero il Chelsea ha ceduto il giovane Aké al Bournemouth pe 22,8 milioni, e il Paris Saint-Germain ha venduto Edouard al Celtic per 10,5 milioni. Non polemiche, insomma, ma soluzioni repentine.

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