il razzismo nel calcio

Il razzismo nel calcio: una piaga ancora attuale

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Purtroppo ancora oggi il razzismo nel calcio resta una piaga attuale. Il razzismo non è uno solo, esistono diversi modi, e alcuni di questi trovano espressione negli stadi attraverso la voce dei tifosi. In alcuni casi i cori che si alzano dalle curve risultano essere xenofobici, ovvero, l’odio nei confronti dello straniero, femefobici, odio contro l’appartenza ad un gruppo diverso, o che inneggiano alla discriminazione territoriale.

I diversi volti del razzismo: la xenofobia nel calcio

il razzismo nel calcioLa xenofobia, l’odio verso lo straniero, è una forma di razzismo che nel calcio viene espressa purtroppo da tempo. Gli xenofobi sfogano le loro invettive soprattutto sui giocatori di colore. Numerosi sono i casi di partite interrotte per colpa dei “buu”, slogan razzista preferito dalle tifoserie, quando giocatori dalla pelle scura toccano il pallone.

In Italia ci sono stati alcuni episodi eclatanti come quello di Zoro, che durante Messina-Inter del 2005, stanco dei cori dei suoi tifosi, minacciò di lasciare il campo. La partita però non venne sospesa e il calciatore del Messina venne convinto dai giocatori dell’Inter a continuare a giocare. Il tutto si risolse con una semplice interruzione di un paio di minuti prima della ripresa del match. Poi abbiamo il caso di Eto’o in Cagliari-Inter del 2010. Il calciatore camerunese seguì l’esempio di Zoro minacciando di abbandonare il campo. Così Tagliavento interruppe l’incontro e chiese agli speaker di annunciare ai tifosi che, se avessero continuato, il match sarebbe stato sospeso. La partita continuò, l’attaccante segnò e, in segno di protesta, si mise a imitare una scimmia.

Stesso caso ma con un finale diverso lo abbiamo in Pro Patria-Milan, amichevole del 2013. Boateng, stufo dei cori, prese la palla e la scagliò con violenza contro un gruppo di tifosi locali. I compagni lo circondarono subito e decisero di lasciare il campo. La partita non continuò e fu proprio questo che creò scalpore. Fino a questo momento avevamo assistito a un vero e proprio processo di minimizzazione di questi episodi. Le partite venivano soltanto interrotte e le società multate per questi atti beceri.

I diversi volti del razzismo: la discriminazione territoriale nel calcio

il razzismo nel calcioAltra tipologia di razzismo nel calcio è la discriminazione territoriale. Spesso si tende a nascondere la discriminazione territoriale facendola passare come sfottò. L’ultimo caso lo si è avuto in occasione della sfida di Serie A, Atalanta-Napoli. La squadra azzurra, quella vessata più profondamente da queste tipologie di cori, ha messo in chiaro le cose. Tramite il suo allenatore, infatti, ha fatto sapere alla stampa che, nel caso in cui ci fossero stati cori razziali, come il celeberrimo “Vesuvio lavali col fuoco”, sarebbero stati pronti a lasciare il campo.

La discriminazione territoriale è un fenomeno prettamente italiano. Alla base abbiamo un problema culturale, che ormai è radicato nel tifo nostrano. La rivalità ci deve essere ma deve essere sana, non deve inneggiare alla morte attraverso disastri o eruzioni. 

Ultimo caso in ordine di tempo è il “caso Scirea”. In occasione della partita di Serie A, Fiorentina – Juventus, sono comparse fuori dallo stadio alcune scritte ingiuriose come “Heysel -39” e “Scirea brucia all’inferno”. Ennesima prova del fatto che la violenza non esiste solo in forma fisica ma soprattutto attraverso cori e scritte offensive. E’ il momento che il calcio italiano si liberi dalle catene del razzismo e che getti le basi per la nascita di un senso di appartenenza nazionale.

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