Il calcio in Italia

Il calcio in Italia: tutte le aspettative per il 2019

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Il calcio in Italia è innegabilmente in continua trasformazione. Non sempre, tuttavia, si tratta di cambiamenti in positivoIn particolare, è importante prendere in considerazione soluzioni e rimedi per limare il gap tra il campionato italiano e gli altri campionati europei. Ecco, dunque, cosa ci si aspetta dal 2019 per migliorare il nostro calcio.

STADI IN ITALIA

Il calcio in Italia

La situazione relativa agli stadi in Italia è sicuramente tra gli argomenti più importanti e scottanti del momento. Da tempo, infatti, le società calcistiche nostrane cercano di adeguarsi al modello rappresentato da Germania e Inghilterra. Gli impianti oltremanica, ad esempio, vengono riconosciuti universalmente come i più belli e i più redditizi: lo stadio di Wembley, l’Old Trafford, Anfield e il St. James’ Park sono considerati dei veri e propri templi. Allo stesso modo in Germania l’edificazione di impianti di ultima generazione ha portato a un vero e proprio boom di spettatori con una media di quasi 45.000 persone a partita, di molto superiore a quella italiana, ferma a 23.500.

In Italia la situazione, dunque, non è delle migliori. Le strutture sono per la maggior parte obsolete e fatiscenti e necessitano di lavori di ristrutturazione e ammodernamento. A differenza delle altre nazioni europee attualmente, nel nostro paese, sono soltanto cinque gli stadi di proprietà che garantiscono ricavi molto elevati alle società di appartenenza. Ci riferiamo all’Allianz Stadium di Torino, allo stadio Friuli di Udine, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, il Benito Stirpe di Frosinone e l’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo. Tuttavia, altre squadre stanno valutando l’opzione di costruire uno stadio di proprietà. Nei prossimi anni, anche Roma, Fiorentina, Cagliari, Empoli e Pescara dovrebbero godere di impianti all’avanguardia. Con la speranza che tutto ciò conduca il calcio in Italia ad una evoluzione determinante e risolutiva.

SQUADRE UNDER 23

Il calcio in Italia

La recente introduzione delle squadre under 23 nel calcio italiano, sul modello delle “squadre B” straniere, ha rappresentato sicuramente un’importante novità per tutto il movimento calcistico nostrano. Infatti, dopo anni di studi, proposte e dichiarazioni da parte della Federazione, finalmente di recente si è arrivati alla definizione del progetto “seconde squadre”. La scorsa estate, infatti, è stata la Juventus U23 a rompere il ghiaccio con l’iscrizione al giorne A del campionato di Serie C. Tuttavia, le altre società di Serie A, nonostante l’entusiasmo iniziale, non si sono poi adeguate alle direttive provenienti dai vertici della Figc.

Il progetto relativo alle squadre under 23, avallato dalla Figc durante il commissariamento, è nato frettolosamente. Anche per colpa della situazione instabile riguardante i ripescaggi in Serie B, e di conseguenza la composizione dei gironi di Serie C. Tutto ciò, inevitabilmente, non ha certamente aiutato un’adeguata e corretta instaurazione del progetto che, ad oggi, si è rivelato un vero e proprio flop. Le finalità perseguite, tuttavia, meritano sicuramente tutt’altra attenzione. Infatti, la crescita e lo sviluppo dei calciatori italiani del domani passa in maniera inesorabile anche da un giusto funzionamento delle squadre B. Il calcio in Italia ha bisogno di questa fondamentale rivoluzione per rinnovarsi e stare al passo con gli altri paesi europei.

CALCIO E DIRITTI TV 

Il calcio in Italia

Calcio e diritti tv sono sempre al centro dell’attenzione quando si parla di business legato al mondo dello sport e alla possibilità di tifosi ed appassionati di seguire la propria squadra del cuore. Dopo mesi di trattative, caratterizzati da incertezze e momenti di tensione, alla fine la Lega calcio, in extremis, ha sottoscritto un accordo con Sky e Perform. Tagliando fuori Mediapro, Mediaset e tutti gli altri operatori che avevano in qualche modo valutato l’idea di entrare nel mercato del calcio italiano. La cifra strappata è 973,3 milioni di euro medi a stagione. Molto meno rispetto al miliardo e cento previsto come base d’asta, poco più rispetto ai 943 del triennio precedente.

Si tratta, tuttavia, di un accordo commerciale che decreta la sconfitta di club e tifosi. Un accordo da rivedere e da adeguare agli standard adottati attualmente in tutta Europa. Le squadre italiane, infatti, incasseranno dal contratto sottoscritto in estate per la cessione dei diritti televisivi addirittura una cifra minore rispetto a quella stanziata per i club di Ligue 1 francese, e molto più bassa rispetto a quella prevista per la Premier League, La Liga spagnola e la Bundesliga. Previsioni che di certo non aiutano a colmare il gap (almeno economico) con gli altri campionati. A perderci, poi, sono anche tifosi ed appassionati che per seguire tutti i match di Serie A e Serie B dovranno sottoscrivere due differenti (ed esosi) abbonamenti. Il calcio in Italia è in attesa di cambiamenti importanti. Chissà che il 2019 non sia l’anno buono…

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